La storia di Cuba

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Cuba, la più famosa tra le isole caraibiche è la destinazione perfetta per chi vuol godersi mare cristallino, spiagge bianchissime, una natura rigogliosa ed un’atmosfera unica.
Vivace ed accogliente, l’isola che ha conquistato Ernest Hemingway, in realtà è un arcipelago composto da quasi 4200 isole e isolette (denominate cayos). Se scoprirle tutte sarà impossibile, partire per Cuba, sarà un’avventura semplicemente meravigliosa.

La storia di Cuba

Cuba, abitata da popolazioni amerindie come Taino (agricoltori), Siboney e Guanajatabey (cacciatori-raccoglitori) venne scoperta, e documentata, nell’ottobre 1492 quando Cristoforo Colombo la avvistò e rivendicò il dominio su di essa, per nome della Spagna.

Nel 1511, Sebastián de Ocampo, preparò una mappa molto dettagliata dell’isola e, in contemporanea, Diego Velázquez de Cuéllar fondò il primo insediamento spagnolo a Baracoa, nella parte orientale di Cuba.

Il dominio spagnolo, che tra l’altro portò alla decimazione della popolazione locale, fu molto duro e creò, nella borghesia cubana, una certa insofferenza ed un desiderio di maggiore autonomia che sfociarono, sul finire dell’Ottocento, alle due cosiddette “guerre di’ indipendenza“.

Sebbene Cuba si rese indipendente dalla Spagna nel 1902, presto venne trasformata in una sorta di protettorato degli Stati Uniti. Più volte gli States condizionarono l’operato del Governo locale.

Negli anni ’50 quando Fulgencio Batista salì, con un colpo di stato, al potere, furono vendute, o meglio svendute, a società americane, il 90% delle miniere di nichel e delle proprietà terriere, l’80% dei servizi pubblici, il 50% delle ferrovie e l’isola, sempre più frequentata dai mafiosi americani, venne trasformata nella capitale del gioco d’azzardo e della prostituzione.

Con queste premesse, si gettarono presto le basi per la “Rivoluzione Cubana” che portò al rovesciamento del dittatore Fulgencio Batista per mano del Movimento del 26 di luglio. Tutto, infatti, ebbe inizio il 26 luglio del 1953, con l’assalto alla Caserma Moncada per mano di alcuni ribelli (tra cui i fratelli Castro). Esiliato, l’avvocato Fidel Castro, riorganizzò dal Messico la lotta contro la dittatura insieme ad alcuni volontari, tra cui il medico argentino Ernesto Guevara.

La rivoluzione ebbe inizio con lo sbarco, sull’isola, di 82 persone che dopo aver affrontato l’esercito, riuscirono a raccogliere consenso tra i locali. Si andò a creare così un piccolo esercito popolare deciso ad affrontare quello nazionale. La lotta culminò con la battaglia di Santa Clara, il 30 dicembre del 1958 e con la fuga, a Capodanno, di Fulgencio Batista. L’8 gennaio Fidel Castro e i barbudos poterono entrare all’Avana.

Il nuovo governo cubano entrò subito in contrasto con gli States. Castro avviò una rivoluzione sociale ed economica e decise di intraprendere una riforma agraria che lo portò ad espropriare diversi latifondi e a riunire in cooperative le piccole aziende.

In seguito alla nazionalizzazione dell’industria le imprese americane persero le raffinerie dello zucchero e, nell’aprile 1961, per tutta risposta, il presidente John Fitzgerald Kennedy decise prima di appoggiare uno sbarco armato degli esuli cubani sulle coste della Baia dei Porci e poi di decretare un embargo totale verso Cuba.

L’isola si trovò, di fatto, a dipendere economicamente dall’Unione Sovietica (che ne approfittò installando degli impianti missilistici sul territorio cubano).

L’embargo imposto dagli States bloccò l’economia di Cuba fino ai primi anni del 2000 quando l’isola promosse, con il Venezuela, l’accordo internazionale ALBA (Alternativa Bolivariana para América Latina y el Caribe).

Il 31 luglio del 2006 Fidel Castro, a causa dei suoi problemi di salute, lasciò il potere al fratello Raul che si fece promotore anche di diverse riforme economiche incentrate sulla liberalizzazione del mercato delle “nuove tecnologie“.

I rapporti tra Usa e Cuba si sono fatti meno freddi e, nel 2014. Barack Obama ha annunciato l’intenzione di porre fine all’embargo e di riaprire delle Ambasciate sull’isola.